Critica

Critica

Note critiche

Carlo Fabrizio Carli

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… Ma, ecco, il giardino che ispira la pittura di Giorgi non è certo l’ordinata architettura arborea e vegetale che, dal Rinascimento al Barocco, costituì una delle creazioni più straordinarie della cultura artistica italiana e poi francese. Semmai ad intrigare Giorgi è il giardino romantico, interpretato tra Sette e Ottocento dal gusto britannico, fondato sul concetto del libero disporsi e del vasto dispiegarsi – seppur dietro discreta e sapiente regia – dei molteplici elementi naturali: alberi, cespugli, prato, fiori, corsi d’acqua. Anzi neppur questo, a ben vedere, vale ad evocare i giardini dipinti di Giuseppe Giorgi che nulla hanno di ordinato e meno che mai di lezioso ….
Un dipinto recente e assai felice di Giuseppe Giorgi ‘Terre rosse’ (2005), fissa quel momento magico in cui , in un empito parossistico al limite dell’effetto antinaturalistico, il sole al tramonto sembra coinvolgere l’intera natura… in una combustione cosmica. …

Estratto da Giuseppe Giorgi: i colori del silenzio, Ascoli Piceno-Pescara 2005

Luciano Arcangeli

… L’evidente omaggio alla grande tradizione impressionista si traduce non solo nella ricerca tecnica, particolarmente affinata in questi ultimi anni, ma anche nella volontà di resa sensoriale di uno stato d’animo o di una suggestione ambientale. Un ambiente dove l’uomo è pressocchè assente, ma del quale è il privilegiato abitatore; ecco perché i campi e i giardini, i pergolati in ferro con i rampicanti, i balconi con i vasi, le cancellate dei giardini da cui sporgono siepi fiorite, comunicano nella loro profusione non disturbata da presenze animate, l’incanto tranquillo della natura domestica. …

Estratto da Un giardino ideale, Giuseppe Giorgi opere 1998 – 2000, Roma 2001

Guido Giuffré

dal_giardino_di_monet… C’è un quadro dipinto dal Giorgi nell’86 intitolato ‘Dal giardino di Monet’.
Non vi si riconosce quanto siamo abituati a vedere in immagine del giardino famoso; vi scorre l’acqua e vi galleggiano foglie di ninfee, larghe piante laminate vi si protendono e su un’eterea parete s’aprono finestre intelaiate, come di serra, ma abbandonata e incolta. E buia. ….Giorgi ha la singolarità di una tavolozza ed anche di un ductus pittorico che si rifanno da un lato al fare sensitivo degli impressionisti senza la pennellata frammentata ma con pari calore, fraganza di rosa e di azzurri, di ombre cinerine e di cinabri o cobalti estenuati, e dall’altro lato a quelle sottili interferenze simboliste di una diversa matrice della cultura europea….

Estratto da Sogni e Memorie, Giuseppe Giorgi, Roma 1989 ???

Mariano Apa

muro_pamphili

… E, di più, mentre noi guardiamo i suoi eseguiti paesaggi, siamo come invitati a guardare, e a rimanere fermi nella distanza che permette il guardare – che si ‘guarda’ soltanto da distanza prestabilita – i suoi quadri ci guardano partecipando del nostro interiore paesaggio. …..
E mentre i paesaggi ci coinvolgono nel  proporsi ad essere abitati, attraversati dal nostro sguardo, il nostro guardare è ‘distanza’ tra noi e loro, così che un’inquietudine, a un certo punto ci prende, un corto circuito ci rende la poltrona e la stanza e l’interno dove abitiamo come spazio contraddittorio, perché il tempo del guardare si traduce in un tempo quotidiano contrapposto al tempo assoluto del paesaggio. ….

Estratto da Paesaggio domestico, Giuseppe Giorgi. Opere 1986-1988, Roma 1988

Vito Apuleo

serra-interno… la semplicità e la naturalezza in Giorgi sono punti di arrivo e non di partenza. Perché le sue forme mostrano qualcosa di personale che scaturisce da una cultura visiva che non rinnegando la tradizione, non teme di riproporre il mito di una pittura felice … e, nello stesso tempo, problematizzante per i sofisticati contorni che le fanno da cornice. …

Estratto da Dai Giardini di Giuseppe Giorgi, Roma 1987

Cesare Vivaldi, 1981

estate… La tradizione dalla quale la pittura di Giorgi nasce è una tradizione chiaramente italiana anche se aperta al gusto europeo e soprattutto francese. Giorgi infatti dimostra di aver messo a frutto la lezionedi un Vespignani e quella dei pittori della ‘Scuola Romana’, ma le sue radici si collocano più lontano, in Fattori e nei Macchiaioli, non senza influenze di uno Steinlen o dei maestri Liberty, artisti tutti che si distinguono per il valore che il segno ha nell’economia dei loro mezzi espressivi. …

Estratto da Giuseppe Giorgi, Roma 1981

Duccio Trombadori

… Ad osservare le tele di Giorgi, forte è la sensazione di un timbro espressivo, calibrato tra l’elemento crepuscolare e il freddo clima di un’ironia simbolista. …

…..???

Franco Miele

… Prerogativa di Giuseppe Giorgi è di non abusare mai del mezzo espressivo e tanto meno di disperdersi in superflui virtuosismi. In tal senso domina la materia, avendo chiara coscienza di condensare in una essenzialità ritmica anche le più contrastanti ‘trasposizioni’. …

Estratto da Un retroterra di suggestioni nelle composizioni di Giuseppe Giorgi, …..

Ugo Moretti

periferia

presentazione della mostra tenutasi alla Galleria Apsa 8 nel 1977
…Tutti vedete come Giorgi disegna con mano commossa che libera il segno dall’intrigo pastoso della forma e come le chiazze cromatiche, a volte anche troppo violente, siano come schermi attraverso i quali l’espressione difende la sua intimità: è un segno-ambiente da cui scaturiscono dettagli minuziosi, oggetti e gesti di puntigliosa precisione…

Estratto da Oltre il muro, ……

Aldo D’Annibale

… E’ un pittore che scrive la sua libertà creativa e umana attraverso una delineazione chiarificante che parte da una decisa volontà pittorica per superare ogni convenzione nella ricerca di una sua verità. Le piacevoli apparenze possono ingannare, sotto le ferme acque dei suoi paesaggi scorrono vene inquiete…….la bravura non è che un velo discreto sulla nostalgia di cose presenti ma già affidate al ricordo, soprattutto nella sobrietà del bianco e nero, dove il segno è casto, la composizione ha rilievo, vigore, un suo suggestivo incanto. …

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